Responsabile

Prof. Stefano F. Cappa

Telefono

0382 380351

 

Mail

stefano.cappa@mondino.it

Curriculum Vitae

  • Collaboratori

    5 neurologi: Elena Sinforiani, Alfredo Costa (UniPV), Chiara Cerami (IUSS), Matteo Cotta Ramusino (contrattista), Giulia Perini (contrattista)

    6 psicologi contrattisti: Marica Barbieri, Sara Bernini, Eleonora Catricalà, Francesca Conca, Valentina Esposito, Marta Picascia

    1 assistente di ricerca: Marco Capelli (contrattista)

  • Dove

    edificio 1, Direzione Scientifica – piano 4

Il Centro Ricerca sulle Demenze è il fulcro delle attività di ricerca della Fondazione IRCCS Mondino nel campo delle demenze e delle neuroscienze cognitive traslazionali. Coordina i progetti delle Unità cliniche e di ricerca e agisce in stretta collaborazione con gli altri Centri di Ricerca (Imaging Avanzato e Radiomica, Neurogenetica).

Le principali linee di ricerca sono:

– Diagnosi precoce (preclinica e prodromica) delle demenze neurodegenerative, attraverso l’applicazione di biomarcatori specifici della malattia. La necessità di una diagnosi precoce delle demenze neurodegenerative, in particolare della malattia di Alzheimer (AD), è generalmente riconosciuta, in quanto una diagnosi precoce di individui con un aumentato rischio di progredire verso la demenza è associata a significativi benefici a livello individuale e sociale. Questo tema è ora affrontato da diversi studi longitudinali, come il progetto Interceptor sostenuto dall’Agenzia Italiana del Farmaco e dal Ministero della Salute. Il nostro obiettivo è lo sviluppo di nuovi strumenti (neuropsicologia, neurofisiologia, neuroimaging, marcatori genetici e molecolari) ad alto valore predittivo, associati ad un rapporto costi/benefici sostenibile, che consentano una diagnosi differenziale precoce tra le condizioni neurodegenerative che portano al declino cognitivo. Lo sviluppo di metodi di Intelligenza Artificiale per analizzare i dati clinici e strumentali è destinato a fornire un importante contributo a questo settore di ricerca.

– Prevenzione del declino cognitivo. Fino al 35% dei casi di demenza può essere prevenuto modificando i fattori di rischio, come la bassa istruzione, la perdita dell’udito, l’obesità, l’ipertensione, la depressione tardiva, il fumo, l’inattività fisica, il diabete e l’isolamento sociale. Il possibile impatto a lungo termine delle modificazioni dei fattori di rischio nella fase iniziale del declino cognitivo necessita di essere confermato da studi di alta qualità sulle popolazioni cliniche.

– Studi cognitivi, neuroimaging e neurobiologici delle demenze non-Alzheimer. Mentre l’AD rappresenta circa il 70% dei casi di demenza, diverse altre malattie (demenza vascolare e patologie degenerative non-Alzheimer) sono associate al declino cognitivo. Un ambito centrale della ricerca è lo spettro delle demenze fronto-temporali, caratterizzato da disturbi comportamentali e/o del linguaggio e spesso associato con esordio precoce e la familiarità. L’indagine dei pazienti affetti da queste condizioni sta fornendo informazioni uniche sui meccanismi neurali del linguaggio e della cognizione sociale, permettendo lo sviluppo di strumenti diagnostici sensibili e di specifici programmi di riabilitazione.