
Demenze e declino cognitivo rappresentano una vera e propria emergenza sanitaria, in particolare nei paesi industrializzati, dove l'aumento della vita media e la riduzione delle nascite fanno prevedere, nei prossimi 30 anni, un aumento della popolazione anziana di oltre il 200%, con una concentrazione in questi paesi superiore ai due terzi del totale.
La demenza è il più frequente disordine neurologico dell'età senile; nella popolazione ultra 65enne si stima che almeno il 10% sia affetto da tale patologia. Esistono differenti tipi di demenza a diversa patogenesi; nell'ambito delle demenze degenerative la forma più frequente è comunque costituita dalla malattia di Alzheimer. In Italia si calcola esistano al momento attuale circa 1.000.000 di persone affette da questo tipo di demnza, di cui circa il 63% ha più di 80 anni; nei prossimi 20 anni è previsto un aumento del 50% (1.500.000) con un raddoppio nel 2050 (2.000.000). La patogenesi della malattia non è ancora stata definitivamente chiarita; l'età rappresenta comunque il principale fattore di rischio. Il decorso della malattia è caratterizzato da un deficit iniziale e prevalente a carico della memoria; nel tempo segue una progressiva compromissione di tutte le altre funzioni cognitive, che interferisce con il normale svolgimento delle attività lavorative e/o sociali, fino alla perdita completa dell'autonomia personale.
Nel corso della malattia possono comparire, poi, alterazioni comportamentali (agitazione, allucinazioni, deliri, aggressività, depressione, etc) che rappresentano la più importante ragione del carico assistenziale per chi si occupa del paziente (familiari, badante, etc.) e una delle principali cause di istituzionalizzazione. La durata media della malattia è di 10-12 anni, con una aspettativa di vita che si riduce quanto più la malattia compare in età avanzata.
La diagnosi di demenza deve scaturire da una valutazione complessiva e ragionata dei dati anamnestici, clinici, neuropsicologici, biologici e neuroradiologici, in particolare nelle fasi precoci, quando la compromissione cognitiva e funzionale non è generalizzata. Nonostante allo stato attuale non ci siano trattamenti in grado di modificare il corso della malattia, una diagnosi precoce è comunque importante, in quanto permette prima di tutto di intervenire tempestivamente sulle cause di demenza reversibile, di iniziare le terapie oggi disponibili maggiormente efficaci in una fase iniziale quando i circuiti neuronali non sono del tutto compromessi, ed infine di attuare misure che riducano gli effetti di possibili patologie concomitanti ed in generale i problemi connessi alla progressione della malattia.
Dal settembre 2000 sono attivi in tutta Italia ambulatori specialistici finalizzati alla diagnosi e terapia delle patologie demenziali, le cosiddette Unità Valutative Alzheimer (UVA), di cui uno opera anche presso l'Istituto Mondino. L'attività dell'UVA comprende:
Vengono attualmente seguiti circa 300 pazienti/anno. Il percorso dei pazienti che necessitano una prima diagnosi è notevolmente facilitato dalla possibilità di effettuare all'interno dell'Istituto indagini diagnostiche altamente specialistiche.
Il Laboratorio di Neuropsicologia Clinica supporta l'attività dell'ambulatorio UVA; la valutazione neuropsicologica è infatti essenziale in particolare nelle fasi precoci, fornendo informazioni di tipo sia quantitativo (presenza ed entità del deterioramento) sia qualitativo (esistenza di uno specifico profilo cognitivo). Altra tappa importante nell'iter diagnostico del paziente con disturbo cognitivo è l'indagine neuroradiologica, fondamentale per un corretto inquadramento diagnostico. La TC rappresenta lo strumento di prima scelta, mentre la Risonanza Magnetica fornisce informazioni più specifiche soprattutto in termini di diagnosi differenziale fra i diversi tipi di demenza. In tempi brevi è poi prevista l'acquisizione di un apparecchio RM più potente (3 Tesla), che permetterà di ottenere un significativo miglioramento del contenuto informativo delle immagini, passando dalla semplice rappresentazione morfologica ad un'analisi che si può spingere fino a livello molecolare, indagando quindi il substrato biochimico delle condizioni patologiche e realizzando in tale modo un ponte fra assistenza avanzata e ricerca innovativa. Le più recenti linee di ricerca comprendono anche lo studio delle alterazioni biologiche che si ritiene possano essere alla base della malattia mediante la misurazione di marcatori sia nel sangue periferico sia nel liquido cerebro-spinale.
L'Istituto offre inoltre a parenti e familiari la possibilità di partecipare a sperimentazioni farmacologiche nazionali ed internazionali con farmaci innovativi.